GIORNO 4
> LET'S GO NAOSHIMA
10.08.2007
E' mattina, sono le 8:00 e siamo svegli, ufficialmente,
intendo, in realta' la mia e' stata solo l'ennesima
replica.
Scendiamo e io non posso perdere l'occasione di fotografare
"COMPUTER CONTROL"
Siamo diretti all'isola di NAOSHIMA, li' visiteremo musei
ed installazioni, a farla da padrone nelle architetture
sara' TADAO ANDO.
Step 1 e' arrivare alla stanza, io fino ad un secondo prima
di mettere piede nell'edificio, non sono a conoscenza di
quale tipo di alloggio andremo ad occupare, oltretutto non
ho ancora pagato 1 yen per i vari alloggi, quindi mi trovo
ad insistere per saperlo e regolare un po' di conti
sospesi.
Niente, ancora non so quant'e'.
Dopo svariati giri dell'oca per stradine e vicoli molto
particolari e antichi, arriviamo a quello che e' un
affittacamere simil ryokan.
La casa e' decisamente "antica", porte scorrevoli che
sembrano piu' piccole dell'apertura sulla quale scorrono,
tipo che quando chiudi da una parte, si apre dall'altra e
viceversa.
Ci accoglie abbaiante una specie di barboncino grigio con
tanto di spilletta sul ciuffo di pelo.
Scopriro' successivamente che tale barboncino e' il reale
padrone di casa.
Scricchiola tutto e si ha la classica sensazione di
vertigine da RYOKAN (se qualcuno ha letto gojapan 2,
capisce di cosa parlo).
Stiamo una decina di minuti a parlare con la padrona, io di
tanto in tanto annuisco, questo per via del fatto che sto
beccheggiando dal sonno, ma non se ne accorge nessuno e
sembro piu' che altro molto educato e attento alla
discussioane.
Si danno direttive, si parla della zona e delle attrazioni
locali, suppongo, ci sono pause e momenti di riflessione
molto profonda da parte della padrona di casa, ad un certo
punto prende una lavagnetta con pennarello, cancella una
delle due colonne sulle quali c'e' scritto qualcosa in
giapponese e si ferma.
Altri minuti di intensa pausa, immagino che il momento sia
solenne, presumo il peggio, non so, le stanze tutte
occupate? impossibile, non saremmo neanche entrati o
sbarcati su questa isoletta.
Cosa succede?
La padrona porge la lavagnetta con il pennarello ad Etsuko
san, scorgo una suddivisione oraria della giornata, ogni
righa ha un intervallo di 20 minuti.
Mi viene in mente quando andammo con Y al ryokan l'anno
scorso e la padrona ci chiese per che ora doveva preparare
il bagno, Etsuko san occupa 3 righe, e' la conferma, faremo
il bagno uno dopo l'altro, 20 minuti a testa, dalle 21:00
alle 22:00.
Piccolo giro turistico per la casa, qui c'e' il bagno, un
cubo/vasca con annessi sgabellini e bacinelle per
rovesciarsi addosso l'acqua bollente e qui c'e' la cucina,
dove faremo colazione l'indomani mattina.
Ecco la vostra stanza.
Si, la classica stanza da ryokan, se ci metti 3 cuscini e'
un salotto, se ci metti 3 futon e' una camera da letto >
geniale, questa dovrebbe essere una soluzione da adottare
anche in italia per quelle cagate di monolocali che cercano
di propinarti oggi, 300.000euro per un 45 metri quadri.
Mi viene in mente una volta quando, visitandone uno, ho
avuto l'ardire di chiedere al tipo che mi stava mostrando
il salotto/cucina/cameradaletto/ripostiglio/tuttoinuno,
dove fosse adibito l'angolo cottura (era ancora un po'
grezzo) e lui, indicandomi un pertugio "li', si, e' un po'
sacrificato, ma ormai non cucina piu' nessuno", eh si',
certo, come no, la porta e' fornita di apposita fessura per
la consegna della pizza a domicilio, immagino.
Comunque sia, fanculo l'edilizia moderna, ora sono in
giappone ed e' tutto un merdoso pallido ricordo che non
deve assolutamente inquinare questi momenti.
Giusto il tempo di appoggiare le cose e siamo al ciocco del
sole in questa NAOSHIMA, isoletta consacrata all'arte e al
design.
Andiamo verso la fermata del bus, siamo diretti al museo
CHICHU ART MUSEUM, architettato dal gran Tadao Ando, uno
che non te lo manda a dire.
Il bus costa sempre solo e comunque 100yen > 60
centesimi, che tu faccia il giro completo dell'isola o che
tu faccia 20 metri.
Siamo arrivati, non c'e' praticamente niente di visibile, a
parte qualche sentiero e qualche murata di cemento messa
li' quasi per caso, ma dopo poco si capisce che al caso
c'e' lasciato veramente poco, anzi, niente.
Entriamo e facciamo il biglietto, 2000 yen > 13euro
circa, ci chiudono in una stanza dove immagino verremo
sterilizzati, invece no, a tutti vengono impartite
istruzioni in giapponese mentre io vengo liquidato con un
foglio plastificato sul quale leggo quelle che sono le
istruzioni per l'uso del museo.
In 10 punti o poco piu', c'e' l'elenco di quello che posso
e non posso fare, il tutto riassumibile in:
"Stai zitto, non fare foto, spegni tutto, togliti le scarpe
e guarda", la forma e' come al solito piu' cordiale, ma
comunque inesorabile.
Quello in realta' non e' l'ingresso, quello e' un atrio
separato, perche' da li' usciamo e andiamo verso il vero
ingresso del museo.
Prima costeggiamo un laghetto che e' la riproduzione reale
dei laghetti dipinti da Monet.
Interessante.
L'ingresso del museo e' un corridoio quadrato e lungo in
cemento armato, lucido e grigio come se non ci fosse un
domani.
Entrando si ha come l'impressione di uscire dal mondo reale
ed entrare in un'altra dimensione, questo posto sembra il
set del film GATTACA, solo che e' molto meglio.
Il museo e' tutto sotterraneo con qualche apertura che poi
vedremo.
Le stanze sono maestose, lo studio della luce e' assoluto,
entriamo in una stanza dove sono ospitati 4 Monet
giganteschi, la prima cosa che chiedo a Y e' se siano veri,
ride chiedendomi se penso che abbiano fatto tutto questo
spazio per dei quadri finti, io penso che tutto questo
spazio e' talmente assoluto che le 4 croste di Monet (da
2x3m a 1x2m) potevano anche non appenderle, si entra
scalzi, il pavimento e' fatto da tanti piccoli cubetti di
marmo grandi piu' o meno come dadi da gioco, stupendo,
alcuni hanno gli angoli smussati, altri no, tutti diversi
tra loro in tonalita', ma di poco, di un 5% circa.
La sensazione che si ha passeggiandoci scalzi sopra e'
sublime, quasi terapeutica.
Ora penso di essere pronto per l'inceneritore, il bianco e'
purissimo, Yukiko mi rivela che e' tutta luce naturale,
presa da un solaio, un controsoffitto sfasato di qualche
metro rispetto all'apertura, lascia filtrare la luce, mai
visto niente di cosi' perfetto, architettonicamente
parlando, ovviamente.
Penso che potrei passare il resto della vita li' dentro, in
stato quasi comatoso o di ascetismo perenne, penso che qui
sarebbe perfetto il mio progetto di studio, banco da scuola
con solo un portatile sopra che puo' essere sostituito,
all'occorrenza, da carta e matite.
Nient'altro.
Occupare 1mq di 1000mq purissimi, cosi'.
Entriamo nella stanza di Walter De Maria, qui una enorme
scalinata e' interrotta da un piano sul quale e' appoggiata
una enorme sfera di granito, perfetta, di 2 metri circa di
diametro.
Sulle pareti ci sono dei cosi' che sembrano forchette a 3
aste, dorati, l'addetta ci dice che e' vietato toccare le
forchettone, pero' la sfera si puo' toccare, basta che la
si tocchi "leggermente".
Usciamo e passiamo in una specie di corte interna, qui c'e'
quella che si presuppone essere un'installazione, c'e' un
concetto particolare in questo museo, quella che e'
all'apparenza una zona nella quale inspiegabilmente ti
trovi in uno stato d'animo "diverso" e che non riesci
chiaramente ad identificare, ecco, aspetta un attimo e
capisci che sei all'interno di una installazione.
Questo e' un minicortile circondato da muri altissimi, il
tetto e' aperto ed e' praticamente un passpartout, una
cornice bianca sul cielo.
Se mai potro' trovare pace interiore, questo e' il posto
giusto.
Solo una cosa sta turbando la quiete surreale di questo
spazio, una piccola cavalletta.
Nell'asetticita' del tutto, e' impossibile non notarla e,
tra lei e il primo essere umano, passano almeno 4
metri...finche'...non arrivano due bambini giapponesi che,
guarda caso, notano subito la cavalletta.
Uno, ardito, le si avvicina, la scena di per se' ha del
surreale, come tutto qua dentro, un piccolo bambino
giapponese che guarda una piccola cavalletta giapponese in
questo cortile di cemento con il soffitto che incornicia il
cielo, il piccolo bambino giapponese tocca la cavalletta e,
quella che nella mia mente era stata ipotesi pochi minuti
prima, diventa triste realta': la cavalletta mi salta
addosso, fanculo bimbominchia, serve tutto il mio
autocontrollo, mentre la sento zampettare sulle mie
vertebre e chiedo a Y "dov'e'?", Y e' gia' a casa sua a
Niigata, forse sta guardando la televisione, io invece sono
li' che sventolo il fazzoletto sulla mia schiena cercando
di farla saltare da qualche altra parte, magari in bocca al
bimbominchia che ha avuto la brillante idea di toccarla.
In un'altra installazione, sempre dello stesso artista, si
entra a numero chiuso, 8 persone per volta, ovviamente
scalzi.
Trattansi di scalinata in marmo nero che porta in una
stanza, completamente bianca (e qui ogni riferimento a cose
e/o persone con sede operativa a Bentivoglio e' puramente
casuale) all'interno della quale sul fondo, si staglia un
grande rettangolo color blu/wood, la luce e' soffusa, si
cammina lentamente ma si ha come la sensazione di non
arrivare mai in fondo, anche le pareti laterali sono
indefinite, c'e' un effetto "limbo" perfetto.
Qua dentro capisco che molte delle cose ho visto "in giro"
in quest'ultimo anno (Yuri e Lotti possono capire cosa
intendo), sono una sottospecie di plagio venuto male di
quello che qua dentro e' P E R F E T T A M E N T E ideato e
realizzato, senza mezzi termini, qui sono decisamente in
prima classe, "là" sono sul tetto che scrocco un passaggio
rischiando la vita per niente.
Ma andiamo oltre.
Ci fermiamo a pranzare, anche il "ristorante" e'
perfettamente congegnato, anche qui nulla e' lasciato al
caso, dai cibi proposti a come sono posti, perfino i due
cubetti di ghiaccio che mettono nel bicchiere sono pezzi di
design, mai visto cubetti di ghiaccio piu' belli in vita
mia e passo almeno 15 minuti chiedendomi come possano
ottenerli cosi':"useranno una vaschetta di plastica normale
o saranno di quei sacchetti con l'acqua dentro che poi
ghiacci e rompi per farli uscire?"
Non mi e' dato saperlo, rimango estasiato nel guardare il
panorama dal mega finestrone e nel notare come i puntini
adesivi messi sul vetro siano esattamente a meta'
dell'altezza che passa tra una linea di fori sul cemento e
l'altra.
Anche l'addetto alla pulizia dei tavoli passa 30 secondi
abbondanti cercando di allineare perfettamente ogni sedia
al tavolo, 30 secondi, un lavoro da certosino e neanche 1
minuto dopo un visitatore annienta la sua meticolosita'
estraendo la sedia e sedendovisisopra per pranzare, lui no
fa una piega e continua con le succesive, e' giapponese, e'
stato programmato cosi'.
Usciamo e ci dirigiamo verso un altro museo, altre opere,
alcune sono di quelle che usano l'oggettistica, roba che io
proprio non sopporto, tralascio tutto e mi concentro
sull'architettura del minima-gattachiano-ando, sublime,
spesso la sintesi e' confusa con la semplicita' e la
semplicita' con il poco valore, e' sicuramente piu' facile
riconoscere qualcosa di sbagliato quando e' sintetizzato
male, quando si e' usato poco per dire molto, li' e'
veramente facile cadere in errore, per questo quasi tutti
optano per il "butta su'", si vedano le cagate di
architetture che abbiamo in giro per la citta', si veda il
nuovo centro di Marina di Ravenna, che sembra piu' che
altro un pezzo preso da MIRABILANDIA e piazzato li' a caso.
Qui no, qui la sintesi e' perfetta, l'unione delle linee
coincide sempre, e' fantastico mettere "sotto esame"
qualcosa per vedere che si', anche quello e' stato fatto
con criterio.
Usciamo, prendiamo la nostra bella botta di caldo e andiamo
a vedere la zucca gialla gigante sul molo, strada facendo
passiamo per la spiaggia, c'e' un'opera (questa l'ho
fotografata) dove c'e' un lungo molo con attaccata una
zatterona in ferro, tutta arrugginita, ci saliamo, bella,
emette suoni strani mentre il male la fa oscillare molto
lievemente, penso che il tema portante di queste
installazioni sia la "pace" intesa come "relax", perche'
anche qui ci staresti ore a pensare al nulla.
Arriviamo cosi', tra una scarpinata e l'altra all' opera di
Kusama Yayoi, una zuccona gialla a puntini neri che spicca
la' in mezzo ad un pontiletto in cemento, e' decisamente
nippo, alta tipo 2 metri e in vetroresina, i nippo hanno
una particolare predilezione per il gigantismo, del resto
Godzilla se lo sono inventato loro, assieme a tutta la
mucchia dei robottoni giganti.
Purtroppo la macchina fotografica ha finito la batteria e
io non posso scattare nessuna foto, ma se su GOOGLE cercate
KUSAMA YAYOI NAOSHIMA, ecco che vedete di cosa sto
parlando, lo zuccone giallo sul molo.
100yen di autobus e torniamo al piccolo "albergo", e' quasi
ora di cena, ci rinfreschiamo un attimo e andiamo a cercare
un posto dove cenare, io ho sempre sonno e non mi spiego
bene il perche', attribuisco la colpa al Jet Lag, mi sono
dato 1 settimana e siamo al quinto giorno.
A quanto pare la padrona, o forse il suo barboncino, ha
deciso che ci dara' un passaggio giu' in paese in macchina.
Lei ha la classica vettura cubistica giappo in miniatura,
suppongo che 2 debbano salire dietro e uno davanti, dato
che e' evidentemente una 4 posti, invece no, il posto lato
guida e' esclusiva del barboncino e i coprisedili in vinile
trasparente ne sono un chiarissimo sintomo.
E' il barboncino che guida e decide dove andare, la padrona
e' solo una copertura per non farsi scoprire.
Dalla partenza all'arrivo, il barboncino pare tarantolato,
salta in piedi con le zampe appoggiate al cruscotto
controllando la direzione, salta di fianco passando tra le
braccia della padrona (che finge di guidare) mettendosi con
la testa fuori per controllare la fiancata, si butta sulle
braccia della padrona e s'addormenta per qualche secondo,
torna al SUO sedile e ripete la sequenza finche' non
arriviamo, mentre noi siamo la rappresentazione vivente del
3x2, tre persone al posto di due.
Cenetta in un piccolo sushi bar, io non capisco molto di
pesce, pero' quello esposto mi sembra francamente un po'
datato, cosi' come il locale, che sembra rimasto tale e
quale dagli anni '70, il cuoco pero' ha un fare molto
rassicurante, anche quanto estrae da un sacchetto un pesce
per farlo vedere alla mamma di Y, a me quel pesce sembra un
reperto archeologico e chiedo a Y se e' sicura che si mangi
bene...piega la testa di lato, che in nipponese significa
"NON - LO - SO".
Io prevedo un'intossicazione generale, ma alla fine no, non
succede niente e con veramente pochissimi yen mangiamo in
3.
Rientro in stanza, tra un po' sara' ora di fare la doccia,
avevamo pianificato questo momento sin dall'arrivo, con
solennita'.
Chi va prima?
Y fa una botta di conti, io di solito faccio presto, anche
sua madre fa presto, calcola che in 2 ci metteremo il tempo
di 1 e quindi lei in una avra' il tempo di 2.
Quindi: 1) etsuko san, 2) io e 3) Y.
Etsuko san torna con un sorrisino sadico dopo piu' di 30
minuti, Y e' nel panico, ha impiegato troppo, devo andare
io, devo metterci non piu' di cinque minuti, e cosi' faro',
10 minuti a me e i 10 minuti finali a Y, che vede
invalidata tutta la sua pianificazione tempistica lavaggi.
Prepariamo i futon e distribuiamo i cuscini, qui ho una
rivelazione, i nippi hanno un feticismo per i cuscini, in 3
notti che ho dormito in 3 posti diversi, per ben 3 volte mi
sono trovato a dover affrontare un cuscino diverso.
C'e' stata la volta del cuscino in vetroresina, ora c'e'
quella del cuscino ciambella per le emorroidi.
Anche questo, come gli altri, si rivela comodo solo i primi
5 minuti, quando ti sistemi razionalmente e avvolge la
parte posteriore del cranio in un comodissimo abbraccio,
senza far rotolare testa e lasciandoti cosi' il permesso di
rilassarti al 100%.
Ma non appena cercherai una posizione piu' comoda durante
il sonno, ecco che ti si ritorcera' contro con la
spietatezza tipica di una banda yakuza.
Sento scorrere una porta scorrevole, mi giro pensando che
fosse la padrona che entrava senza preavviso e invece no,
era una porta scorrevole che stava scorrendo altrove, una
casa di legno e carta di riso e' insonorizzata come due
qualsiasi file di poltrone in una sala cinematografica, la
stessa insonorizzazione che ti fa sentire tutte le cazzate
che dicono dietro di te, quando leggono le didascalie o
rispondono al protagonista che chiede qualcosa al suo
compare, quando traggono delle conclusioni almeno 35 minuti
in ritardo rispetto a cio' che prevedeva la trama e al
cellulare che squilla e loro non rispondono, lasciandolo
squillare oppure, peggio, rispondono come niente fosse
esclamando che sono al cinema e che stanno guardando il tal
film, ma che si', magari potrebbero sentirsi dopo, a meno
che non sia qualcosa di importante.
Io vorrei dire due o tre cose a questi stronzi che fanno
casino al cinema ed e' che i miei 7 euro sono molto piu'
importanti della loro inutile vita e che un bel giorno
sentiranno la fredda lama del mio machete aprirsi un varco
tra le loro membra, proprio mentre trarranno la conclusione
piu' ovvia sul film o leggeranno uno qualsiasi dei cartelli
inquadrati, quel giorno la costra vita si spezzera' per
mano mia e quel giorno avro' speso i miei migliori 7 euro.
Dicevo, qua si sente tutto, ma proprio tutto, le ragazzine
nella stanza a fianco che parlano e ridono, il bambino che
piange, la madre che lo sgrida, tutto...e prevedo una
nottata non troppo facile.
Ma c'e' anche il suo lato positivo, c'e' il "voyeurismo
sonoro".
E c'e' sto uccellaccio del malaugurio che troneggia sulla
mia testa, cosa sia non mi e' dato saperlo, se e' un
fagiano o una poiana, non lo so, so solo che se ne sta li'
in questa pseudo rappresentazione naturistica in scala 1:1,
sopra la mia testa, e qualcuno una volta mi disse che gli
animali imbalsamati perdono "cianuro" perche' una delle
sostanze usate dagli imbalsamatori in qualche modo, non
ricordo come, poi produce questa polverina, che gia' vedo
nottetempo scendere lieve sulla mia faccia, mentre la mia
testa riposa su quello che probabilmente era il cuscino
antieemorroidi della padrona...o forse del barboncino.
Oyasumi, a domani, si va a Kagawa.
Mi sveglio sempre in anticipo rispetto all'orario deciso,
almeno due o tre volte a intervalli di 2 ore circa.
Ma okkei, passera' anche il Jet Lag.
E' compresa la colazione e io mi chiedo dove possa essere
la sala da colazione/pranzo, dato che nel piccolo giro
turistico non era contemplata.
Usciamo dalla stanza quando tutti escono dalle loro stanze,
e l'insonorizzazione ZERO aiuta molto in questo, e dove
ieri c'era la reception, magia, ora c'e' la sala per la
colazione, 2 tavoli adibiti e colazione in puro stile nippo
(vedi foto).
C'e' anche un piccolo contenitore in "polistirolo", Etsuko
san pronuncia la parola magica: NATTO.
Il natto, io adoro il natto, e' soia fermentata e trattata
probabilmente con radiazioni nucleari, se Godzilla
sbavasse, quello che tiene uniti i fagioli di soia sarebbe
proprio la sua bava, se nel mondo esiste qualcosa che fa
piu' fili della colla UHU, questo e' il NATTO, unendo tutti
i fili prodotti dal una singola vaschetta di natto, si
coprirebbe la distanza TERRA > LUNA almeno un paio di
volte.
Il sapore del natto e' indescrivibile, mentre la prima
volta che lo si mangia si pensa: "cos'e' sto schifo" poi,
come per la maggior parte delle cose giapponesi, al finire
della frase sei gia' nel tunnel della dipendenza.
Ma prima ancora di pensare quella cosa, pensi "com'e'
possibile tollerare di poter anche solo pensare di mangiare
qualcosa che a vederlo fa cosi' schifo, una roba viscida e
sbavosa che fa fili da tutte le parti, fili che non possono
essere in nessun modo arginati?".
Il natto viene servito (in questo caso), come dicevo, in
una vaschetta di polistirolo, la apri e c'e' qualcosa che
somiglia molto alle feci di E.T. quando si era beccato la
malattia ed era pallido e coperto da una specie di patina
biancastra.
Assieme ci sono 2 bustine, una e' un liquido marroncino,
l'altra, piu' piccola, la mostarda giapponese, la mostarda
giapponese non ha nulla da invidiare al WASABI, e' la
morte.
Il procedimento e' presto detto, apri tutte le bustine e
versale sulla base del natto, un po' come si fa con la
vetroresina e il catalizzatore.
Infatti prima i fili non ci sono, ma non appena hai finito
di far "catalizzare" gli ingredienti, ottieni la
"fagiolata" di spiderman.
La versi nella tua ciotolina di riso, e mangi,
intervallando con la zuppa di miso, il pezzo di salmone, le
verdurine strane e altre cose tipicamente nipponiche.
Finiamo la colazione top japanese style e ci prepariamo,
checkout, ma proprio mentre siamo sull'uscita, la padrona
ci chiama dicendo qualcosa, mostra un foglio ad Etsuko san,
la "casa nera" oggi apre prima, 9:30, quindi riusciamo a
farvi visita.
L'ingresso e' 500yen (3 euro circa), si entra sempre a
numero chiuso (8 persone) ed e' incredibile come ci siano
sempre almeno 8 persone all'ingresso pronte per entrare.
Anche qui ormai si ripete il triste rito del foglietto per
lo straniero "parli giapponese?" "no" > foglietto
plastificato.
"non fare foto, stai zitto, spegni il cellulare, non
fiatare, aspetta che i tuoi occhi si siano abituati al buio
e puoi fare un giro nella stanza scoprendo "THE DARK SIDE
OF THE MOON" che non e' l'LP dei Pink Floyd.
Si entra alla cieca, se fuori c'e' un sole che spacca le
pietre, dentro e' buio pesto.
Uno vicino all'altro, in fila indiana, costeggiamo la
parete, io ad un certo punto perdo la fila a causa di un
cambio repentino di direzione e cerco di ricordarmi da dove
venivo, chi ero, cosa facevo li', la mano di Y mi prende
per un braccio e mi riporta nei ranghi.
Ci sediamo.
Io non capisco se ho gli occhi aperti o chiusi, ma non sto
a verificare infilandoci un dito.
Aspetto e aspetto e dopo almeno una decina di minuti
intravedo una specie di lampada e un rettangolo in fondo
alla stanza.
Poi un paio di aloni ai bordi, un tot di sagome di gente
che comincia a camminare per la stanza, allora io Y ed Es
decidiamo di azzardare qualche passo, e cosi' ci
avviciniamo al riquadro.
Un grande foro sulla parete, l'atmosfera vaga, quasi
"nebbiosa", ma non umida, evanescente.
The dark side of the moon.
Usciamo e andiamo al traghetto, ci aspetta Kagawa, non
perdete il prossimo episodio.