GIORNO 5 > KAGAWA (non io pero')
11.08.2007
E' mattina, l'obiettivo del giorno e' raggiungere KAGAWA, qui sono strafamosi gli udon, a Kagawa fanno gli UDON piu' buoni del giappone, come a dire che in Romagna fanno la piadina e che in Emilia fanno schifo, e' un dato di fatto.
Comunque sia, siamo ad una traghettata da Kagawa.
Sui traghetti vige la dura legge dell'aria condizionata, fuori muori dal caldo e dall'umidita', dentro sei prosciugato nel gelido abbraccio del pinguino.
Opto per il pinguino, come il 90% dei passeggeri.
Kagawa, tutte le volte che penso al significato italiano mi rispondo "tutti tranne me"...avanti cosi', sono solo in giappone da 5 giorni, ho record di gran lunga superiori al riguardo.
Attracchiamo, io sento gia' il profumo degli udon e in mente ho solo un'immagine: una bella ciotola fumante dei magici spaghettoni giapponesi.

Una taxata e siamo in Hotel.
La taxista e' degna di menzione, innanzi tutto perche' e' la prima taxista donna che incontro in Giappone, sicuramente ce ne saranno altre, ma questa e' la prima che incontro.
Poi per via della foto che sulle prime non noto, ma che poi vedo spuntare dalla fascia reggi fogli (o il nome che ha) del parasole, Audrey Hepburn ci sta spiando.
Mi viene in mente un altro film, dove il taxista teneva una foto di una spiaggia tropicale, mi pare fosse quello con Tom Cruise, ma non ricordo esattamente il titolo, ad ogni modo, forse ci si potrebbe fare un libro fotografico sui pannelli parasole dei taxisti, la naturale tendenza che ha l'uomo di "personalizzare" il proprio spazio lavorativo, penso a quale sia il mio equivalente, forse il desktop del computer, poi mi ricordo che tutta la scrivania e' un gran casino di roba e che in effetti, forse, mi ci manca solo un parasole.
Le stanze d'albergo sono okkei, a parte quella di Etsuko san che ha un puzzo di cadavere, sembra quasi che Godzilla abbia cagato sotto al letto, ma nessuno ha l'ardire di controllare.
A proposito di puzzo, una delle cose che non mi mancheranno del Giappone e' il permesso di fumare nei luoghi pubblici, ma di questo parlero' prossimamente, anche se in effetti i locali smoker-friendly si stanno notevolmente e drasticamente riducendo.
Butto subito un occhio al cuscino, sperando che anche qua non cerchino di propinarmi l'ultimo ritrovato cervicale per una quieta morte nel sonno, pare che per questa notte sopravvivro'.
Ogni hotel che si rispetti sfoggia una tecnologia diversa nell'accesso della stanza, questo ha una regolarissima chiave, ma per attivare l'impianto elettrico basta appoggiare la chiave (con portachiavi) ad una mensolina, per non s'e' capito quale magica tecnologia, la stanza prende a vivere di vita propria.

Non siamo ancora con tutti e due i piedi dentro la stanza che siamo gia' fuori a sudare nel giappone umido e rovente d'agosto.
Il filo conduttore di questa vacanza 2007 pare essere l'inconsapevolezza temporale, non so mai che ore siano, che giorno sia, che data sia, per me e' solo il GIORNO 5, successivo al GIORNO 4 e precedente al GIORNO 6, ancora lontano dall' GIORNO ULTIMO, nel quale le lagrime solcheranno copiose il mio volto.
Io voglio venire a vivere in Giappone, qui lo dico e qui lo confermo, io dell'italia ne ho veramente piene le spalle, dei furbetti, dell'euro spropositato, della demagogia (che anche io sto facendo), del dovermi lamentare di tutto e non potermi rallegrare per niente, del modo di fare "professionale" dei clienti che ti rompono i coglioni alle 4 di notte per avere il lavoro e quando c'e' da pagare si fanno la rinoplastica per non farsi riconoscere, del pressapochismo, della costante demotivazione, dei posti tutti chiusi alle 19:30, delle domeniche che ti viene la depressione al solo pensiero, dei 6 euro per una cagata di pizza "eh ma com'e' buona la pizza in italia, dalle altre parti se la sognano", insomma, bon, in Italia mi sono veramente rotto le palle, le tre volte che mi sono messo a guardare l'homepage di "repubblica.it" m'e' venuta la depressione.
Qua non e' cosi', e non e' che sia perche' sono turista, ormai e' la terza volta che vengo e mi sto ambientando, non e' tutto come la prima volta, non sono li' con gli occhi pallati stupito per qualcosa, sono semplicemente rallegrato dal pensiero costante "ecco, e' cosi' che dovrebbe essere".

Ad ogni modo, chiusa la parentesi "datemi una lametta che mi taglio le vene", torno a Kagawa.

"Ogni citta' ha la sua faccia", e' cosi' per tutte le citta' del mondo e anche il giappone segue questa regola, Kagawa, per quel poco che vedo camminando verso il primo ristorantino, ha scritto UDON in fronte ogni 3x2.
L'eroe della citta' e' l'udon, in ogni angolo i riferimenti agli udon si sprecano, pacchi di udon, rappresentazioni giganti di udon in ciotoloni enormi, banner, banneroni, bannerini con scritto U DO N, in giapponese, ovviamente.
Kagawa e' evidentemente piu' "rurale", si respira un'aria di cittadina piu' di periferia, di campagna, l'eta' media sembra piu' alta rispetto a Tokyo o Niigata, ci sono anziani con bici carretto, pochi neon e molte spennellate su pannelli di legno laccati..e inconfondibili, come ovunque in giappone, ondulati arrugginiti, cavi, bombole del gas, tutto e' maledettamente come nelle illustrazioni di Koji Morimoto e io fotograferei TUTTO.
Ma comincio ad avere fame e noi abbiamo passato almeno 5 o 6 negozietti di UDON, io ormai vedo scritto UDON anche dove non c'e' scritto e il mio piano e' quello premeditato da mesi, 5 piatti di UDON in 5 negozietti diversi, ognuno con la sua ricetta speciale.
E noi li stiamo passando tutti, uno dopo l'altro...finche' Yukiko non pronuncia' la frase magica "ecco, questo qui..." e una serie di parole incomprensibili con sua madre.
Io, che a vederlo cosi' mi pare il piu' scrauso di tutti, mi prendo subito quasi malissimo, ma mi mostra la foto di un autorevole giornale, questo che all'apparenza e' unammerda di udoneria, in realta' e' il sacro graal dell'amato spaghettone.
E' uno degli unici posti dove producano e al contempo vendano al dettaglio ai passanti.
Entriamo, sono le 14:00 circa, quindi e' ora di pranzo, c'e' un gran tramescare tra avventori e produzione, da com'e' organizzato il piccolissimo spazio si capisce benissimo quanto il tutto sia artigianale e gia' lo adoro.
Yukiko prende le ordinazioni, tutto in piedi, direttamente alla "cucina", passano 2 ciotole con "porzioni un po' scarsine", penso, ma poi la mia e' decisamente abbondante, chiedo delucidazioni a yukko e mi dice che per me hanno chiesto una porzione doppia.
OKKEI!
e' la prima, eccola in tutto il suo splendore:
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Consta di pochissimi elementi, per meglio poter assaporare l'udon.
Passano tipo 45 secondi netti e questo e' lo spettacolo che mi si para innanzi.
Il vuoto cosmico assoluto.
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Inutile dire che ho rumorosamente aspirato gli udon che neanche il RAINBOW di mia madre poteva fare meglio.

Usciamo, ho l'abbiocco dopo 1 secondi di cammino nel surriscaldamento globale e il mio pensiero vola al documentario di Al Gore.
Successivamente alla foto di lui nel suo studio di fronte a 3 apple display da 30 pollici.
Ci dirigiamo verso il centro, io sono tronfio di udon, capisco subito che il mio progetto di 5 udon al giorno e' impraticabile e incolpo la doppia porzione, spero che come tutte le cibarie nipponiche, la velocita' di assimilazione sia pari alla velocita' di saziamento.
Vedremo, vedremo se tra un'oretta circa saro' corroso dai morsi della fame.
In giappone c'e' uno spazio tra una casa e l'altra, nessuno mi ha ancora saputo dire il perche', ho chiesto a Y ma e' come chiedere a mio padre, se non l'ha letto su Selezione non lo sa, fino a qualche anno fa mi diceva "cosa devo viaggiare a fare? leggo selezione, e' tutto scritto li'", io non leggo Selezione quindi cerco di colmare questa "carenza" viaggiando.
Pare quindi che su Selezione non sia uscito nessun articolo sull'edilizia giapponese.
In sostanza tra una casa e l'altra, un palazzo e l'altro, un box auto e l'altro e tutti questi abbinati in maniera completamente casuale c'e' sempre uno spazio che va dall'intercapedine al "ci passo di profilo ma non lo faccio perche' se mi incastro non esco piu'" al "ci posso parcheggiare la bici" al "ci sta la bici di fianco a tutti i cosi dell'aria condizionata" al "ok copriamo tutto e apriamo una galleria centro commerciale".
Queste "gallerie" tra palazzi sono molto comuni, le ho viste a Niigata, a Tokyo in tutti i quartieri e in tutte le altre citta' che ho visitato, quindi e' usanza comune nonche' costume e dato di fatto.
Non paghi dell'abusivismo commerciale, danno anche un nome a queste gallerie improvvisate, questa si chiama TAMACHI.
Piccola sosta rinfrescante in un negozietto di articoli di design e vintagerie spalmato su 4 piani e via verso nuove avventure.
La pescheria giapponese, dove ci sono tutti i tipi di alghe in dimensioni raccapriccianti, qui vedo le COMBU piu' grandi mai viste prima (vedi poi la gallery) e montagne di pesce secco fatto a striscioline, ma anche pesce secco non fatto a striscioline e basta.

Proseguiamo e arriviamo ad un incrocio di gallerie, qui mi s orge il dubbio che veramente i giappi apprezzino forse troppo l'Italia, infatti sono sotto ad una galleria a croce con soffitto in vetro e Yukiko dice "guarda, un po' milano..." e in effetti, andiamo a segnare questa sotto "la torre di tokyo e' un rip off della torre Eiffel".
Qua sei sempre con tutti i sensi sparatissimi, c'e' sempre qualcosa nascosto (e no) da notare, per questo poi ti sfianchi.
Tra una camminata e una pausata si fa ora di cena, che in giappone sono le 18:00 circa (a quell'ora in italia io comincio a pensare di far merenda o, se non piove, comincio a prepararmi mentalmente per andare a correre, ma qua no, qua cenano e adesso sono le 19:00 quindi siamo in netto ritardo.

Piccola gita sul palazzo con veduta di Kagawa dal 30esimo piano, previo accertamento che Kagawa non sia una localita' altamente sismica.
A vederla dall'alto mi sembra che non sia neanche la stessa citta', voglio dire, poco prima l'ho paragonata ad una cittadina di campagna, da qua sembra una metropoli, quindi capisco di non aver capito niente di Kagawa.
In realta' stiamo cercando un ristorante in questo palazzone, ce ne sono a decine, stiamo solo valutando quello piu' consono alle nostre esigenze.
Io sono ancora pieno dall'UDON di oggi e penso che l'ultima cosa che vorrei mangiare e' un'altra ciotola di UDON, tanto per essere coerente con il mio precedente piano di 5 ciotole al giorno.
Si sceglie un SUSHI restaurant che sembra molto HI-CLASS.
Ci sediamo di fronte ai cuochi, uno mi sembra particolarmente simpatico, non che stia a parlare, non parla affatto, ma guardarlo che prepara i piatti e' un intrattenimento.
Yukiko, dopo una lunga consultazione del menu' e uno scambio di pareri con Etsuko, chiama la cameriera, rigorosamente in kimono e premurosissima e ordina.
Poi mi dice che hanno ordinato tantissime cose.

Alla prima consegna capisco che quello che ho di fronte non e' un cuoco, e' un miniaturista.
Avevo gia' visto alcune porzioni partire per i tavoli, ma in questi casi pensi sempre "cazzo se e' piccola...ma forse e' una roba speciale, forse noi abbiamo ordinato qualcosa di diverso" poi pero' hai quasi sempre la maledetta conferma che si, anche tu sei tra gli sfigati che mangeranno in miniatura.
Io sono sempre per il "poco ma buono" che per il "tanto ma che fa cagare", ma qui credo che non capiro' se sara' effettivamente buono, serve una quantita' minima di cibo che vada a coprire almeno 3 o 4 papille gustative per poter avere un riscontro, qui sembra che andranno annegate al massimo un paio di papille.
Ma tutto questo passa in secondo piano perche' il vero spettacolo e' vedere il miniaturista all'opera.
Innanzi tutto e' iper concentrato sul suo lavoro.
Sfiletta sushi con movimenti calibratissimi e sicuri, prepara il taglio con procedure da alta scuola culinaria.
Yukiko mi dice che per imparare a tagliare bene il sushi servono 10 anni di pratica, perche' in base a come lo tagli poi avra' una consistenza ed una durezza diversa.
Mi viene in mente il ristorante giapponese dove mi portano sempre a Verona, gestito da cinesi che hanno capito che il business e' nel somigliare vagamente ai giapponesi e fare leva sull'ignoranza italica in questione "cina/giappone", sull'approssimazione "massi', cina, giappone, e' tutto uguale" e far pagare 40 euro una cagata di cena che in paragone al "discount" del sushi qua in giappone (500 yen (3 euro)per un bel bento box) e' come succhiare la plastica della confezione.
10 anni servono, capito? 10 anni, non 10 giorni, il riso non deve staccarsi o sfaldarsi quando lo sollevi con le bacchette, capito? perche' se no fa CA GA RE.
Se non c'e' un giapponese a preparare, io non ci vado piu', quella roba non e' masticabile.
Quindi da ora in poi andro' al giapponese solo quando saro' a Milano, da Endo, che e' li' dal 1971, giapponese del giappone, non giapponese di Hong Kong (che e' in Cina, per la cronaca).
Ah, e Chuen La' e' un nome CINESE, non giapponese, come CIN CIAO LIN, e' CINESE, non giapponese.
Se c'e' una cosa che fa incazzare un giapponese e' dirgli che e' cinese e non per razzismo.
E' come dare del francese a me, per quanto non possa sopportare gli italiani, francese no!
Oppure e' come quando arrivano quei simpaticoni americani e ti dicono "buenas noches! todo bien??" pensando di parlare italiano, sfigati.

Ad un certo punto il cuoco estrae un pezzo di pesce scurissimo, io chiedo "cos'e'?" e la peggior risposta che possa essermi data mi viene data "e' balena..".
Da come mi guardano Y e sua madre, devo aver perso per un attimo il controllo della mimica facciale.
Per un attimo temo il peggio, temo che sia indirizzata al nostro tavolo, ma OVVIAMENTE cosi' non e'.
Y mi dice che lei non l'ha mai mangiata, Etsuko mi dice che adesso e' rarissimo mangiarla, che lei non la mangia piu' da quando era piccola, perche' gliela davano in mensa alla scuola elementare.
Allora mi giro per vedere chi avra' l'incoscienza di mangiarsela ed e' una donna piuttosto anziana.
La mia teoria sul "la mangiano solo gli anziani" e' salva, contrariamente alla balena in questione.
A questo punto della serata entro in una sorta di depressione/balena..io paghero' un cuoco che prepara della balena e magari con una parte dei miei soldi comprera' dell'altra balena, andando ad alimentare il giro...stacco tutto.

Il conto non e' neanche troppo alto, in sostanza in questo ristorante "hi-class" abbiamo speso piu' o meno come avremmo speso in italia in un regolare ristorante , sui 30 euro a testa.

Torniamo a casa, siamo abbastanza sbattuti dal viaggio concentrato...e' tempo ...di dormire.
Macheccazzo ha 'sto cuscino!?!?