GIORNO 6 > DA KAGAWA a TOKYO
12.08.2007
Come al solito il risveglio e' di quelli a tentativi, cioe' prima di decidere di alzarmi effettivamente, mi sveglio 3 o 4 volte dalle 5:00am alle 8:30.
Oggi si torna a Tokyo, cioe' Etsuko san ha finito la vacanza, ripartiamo tutti insieme, io e Yukko ci fermiamo a Tokyo, Etsuko san prosegue per Niigata, il giorno dopo Yukko riparte per Niigata per tornare 3 giorni dopo a Tokyo.
Ieri dovevano arrivare Lotti & Co. a Tokyo, io gli avevo spedito qualche giorno prima una mail con tutte le direttive sull'ingresso negli appartamenti.
Praticamente la procedura era stata questa:
Yukko aveva trovato per noi due un appartamento nella zona Kichijoji, bellissimo quartiere di Tokyo che non risparmiero' di fotografare riempieno Gb di hard disk.
Siccome c'erano le offerte, in sostanza a testa veniamo a spendere sui 25euro al giorno per un appartamento in zona tatticissima con la metro, fornito di tutti i servizi e, a vedere le foto: strafigo.
Tutto prenotabile via internet, sempre che si sappia leggere/scrivere in giapponese e ovviamente si abbia la pazienza di compilare tutta la modulistica della morte, si possa fornire una carta di credito che copra l'intera somma etc etc etc, questo perche' non si tratta di un semplice albergo, e' un contratto d'affitto vero e proprio, quindi che si stia 1 settimana o che si stiano 3 anni, la modulistica e' la stessa, ma il risparmio e' enorme, per un appartamento si spende come per un loculo nel capsule hotel (ora parlo di un appartamento per 2 persone).
Bene, c'e' da dire che siamo avanti nel tempo, quindi non c'e' consegna chiavi, una volta andata in porto la procedura di affitto, viene fornito un PDF con tutte le direttive:
Codice per apertura porta generale e codice per apertura porta appartamento.
In sostanza quelli dell'agenzia non li vedi neanche, apri dei pdf...e con l'esperienza che ho avuto di operatori di agenzie immobiliari quando per un po' ho cercato casa, devo dire che e' molto meglio cosi' (ovviamente fatta eccezione per l'agenzia dove lavora mia cugina).

Siccome i suddetti pdf erano in giapponese, mi sono premurato di dare tutte le specifiche a Lotti, dato che era come se gli stessi dando le chiavi di casa, non potevo "sbagliare mazzo".
Lotti non mi ha mai piu' risposto e io da ieri aspettavo una chiamata al cellulare di Yukko, se non altro per sapere se erano arrivati e se avevano trovato la casa.
Controllo la mail, dato che negli appartamenti e' inclusa anche internet.
Silenzio radio.

Ci laviamo, io decido di abbandonare la tanica di colluttorio che ho comprato a Niigata, ignobile, il sapore piu' marcio che io abbia mai sentito in vita mia, fa schifo, lo uso 3 volte e tutte e 3 le volte non mi capacito del sapore osceno.
Lo saluto li', sulla mensolina del lavandino, a mai piu'.

Scendiamo per la colazione che ovviamente il giorno prima avevo prenotato come "japanese style" mentre Yukko aveva optato per una "western style", Etsuko san era dalla mia, Japanese style anche per lei.
Le nostre due arrivano praticamente subito, la western style e' western style in tutti i sensi e Yukko deve aspettare almeno 10 minuti prima che gliela portino, sicuramente era pronta gia' da prima, ma western style, you know what I mean!
La colazione consta di una bella ciotola di riso, come se non ci fosse un domani, due pezzi di ravanello gigante nippo, una zuppa di miso come piace a me, delle alghe nori da abbinare qua e la', un tocco di salmone cotto, un bel cubetto di tofu condito e un uovo crudo che non sono ancora abbastanza avanti per mangiare come niente fosse.
Nel solito 0.1 secondi e' tutto assimilato.
Saliamo in stanza per preparare le valigie e gli ultimi lavaggi, in programma c'e' una gita al parco molto famoso e forse principale attrazione, dopo gli UDON ovviamente e partenza per Tokyo, come da sopra.
La reception, disponibilissima, si fa carico dei nostri bagagli, vedo l'addetto piegarsi come una canna di bambu' nella tempesta quando si mette in spalla il mio zaino-tecnologia, non si spezza, fortunatamente.

Usciamo e c'e' la solita delegazione con lanciafiamme pronta ad accoglierci, lo sbalzo e' talmente grande che, superando ogni limite tollerabile, diventa quasi impercettibile, come i suoni, quando sono troppo alti o troppo bassi l'orecchio umano non li percepisce.
Io estraggo da subito il mio fazzoletto/salvietta nipponico per asciugare la condensa che mi si forma addosso nel passaggio dall'aria condizionata all'aria arroventata.
L'accesso al parco e' garantito da una biglietteria automatica nella quale inserisci gli Yen e poi, facendo vedere il biglietto generato all'addetto, entri.
Lo stile e' quello classico dei giardini nippi, la vegetazione sembra piu' che altro una gigantografia di bonsai.
Ci sono percorsi guidati e l'immancabile negozio con souvenir, Yukko ci si infila subito dentro, ma solo per riprendersi un attimo dal calore subito durante la camminata per arrivare al parco.
Sfoggio di piantine, io seguo, non ho preso un'iniziativa che fosse una da quando siamo partiti, sono la classica "valigia appresso", guardo, fotografo, sudo e non faccio domande, infatti non ricordo neanche il nome del parco.
Mi godo semplicemente lo spettacolo, anche se in realta' mi sembra un po' troppo un parco "turistico", e' tutto un po' troppo organizzato e artificiale, almeno nella prima parte, a me piacciono i parchi dove l'intervento dell'uomo e' marginale, dove c'e' e lo segui inconsciamente, pensando di esplorarlo tracciando nuovi percorsi, nuove vie, nuove panoramiche, mentre in realta' sei pilotato come quando fai la spesa alla coop, senza carrello che tira da una parte pero'.

Lascio alle foto la parola (nella sezione FOTO di questo capitolo), sono rimasto ammaliato piu' che altro dai laghi di carpe, giganti, multicolore, nelle diverse varieta', argento, oro, completamente bianche, completamente nere, completamente rosse, maculate, qui comprendo a pieno il feticismo nipponico per le carpe, comprendo effettivamente un po' tutti i feticismi e se prima mi chiedevo "come mai proprio le carpe?" ora lo capisco.
Scopro che i giapponesi mangiano tutti i pesci tranne le carpe, le carpe non le mangiano, preferiscono guardarle, allevarle, collezionarle, alcune costano migliaia di euro, dipende ovviamente dalla grandezza e dalla perfezione del manto.
Le carpe...se avessi un cortile con giardino forse ne alleverei un paio, ma credo che mi limitero' a far partire il gioco delle carpe del nintendo DS quando uscira' (perche' sicuramente uscira', se non e' gia' uscito).

Per un attimo ci perdiamo, finiamo in un "vicolo cieco", sfoggio di mappa, rientro nel percorso.
Si fa quasi ora di andare verso la stazione treni, piccola fermata al negozietto del parco, compro una maglietta con grafica un po' fecale ma con scritto UDON (in giapponese), non posso andarmene senza un gadget sugli udon, dopo che il mio piano minuziosamente premeditato di mangiare 5 piatti di udon al giorno e' fallito miseramente, mi concedo un premio di consolazione.
Prendo un pacco di udon originali di Kagawa da portare in dono a Mxxxx san e via.

All'uscita non manco di stupirmi per un attrezzo che, nella sua semplicita' e' geniale: un bastone con in punta degli stracci, ce n'e' una fila e mi chiedo cosa possano essere quando Yukko appoggia un piede ad una sorta di scarpiera e prende a frustarselo con il bastone/straccetto, e' uno spolvera scarpe.
I giapponesi pensano proprio a tutto, hanno visto che la gente si impolverava le scarpe camminando nel terriccio del parco e TAAAK hanno messo uno spolvera scarpe.
Lo testo subito e mai avuto scarpe cosi' spolverate in vita mia.

Andiamo a ritirare i bagagli e alla stazione per prendere lo Shinkansen (treno super veloce nipponico), ci aspetta un viaggetto di 4 ore per Tokyo.
Alla stazione di transito di Okayama non posso non notare delle bellissime pesche che, perfettamente confezionate, vengono proposte in 3 dimensioni: S, M e L, esattamente come se fossero capi d'abbigliamento.
Il prezzo va dallo spropositato per le S, all'osceno per le L.
Praticamente questa citta' del giappone, e' famosa per le pesche, infatti c'e' tutta la gadgetteria di Hello Kitty in versione pescarola, lei dentro una pesca aperta, una pesca con la faccia di Hello Kitty e cosi' via.
Allo stesso modo c'e' Hello Kitty in versione risaiola per Niigata (la citta' di Yukiko) famosa per il riso che, lasciatemelo dire, e' il piu' buono che io abbia mai mangiato in vita mia...e posso tranquillamente dire di non essere uno che si mangia di tutto.
Quindi qua ogni citta' ha una sua roba speciale, come i vari nemici di Ultraman hanno ognuno una loro mossa speciale.
Sulla base di questo presupposto (il riso buonissimo), decido che possiamo fare l'investimento: 12 euro per 2 pesche taglia S.
6 euro a pesca.
La commessa ce la confeziona come solo un nipponico potrebbe fare, una piccola valigetta in cartoncino con maniglia (vedi foto), piu' tardi, in serata, a Tokyo mangeremo la specialissima pesca.

Ma non siamo qui solo per la pesca, siamo qui anche per il famoso rito dell'acquisto del BENTO BOX, il pranzo in scatola giapponese.
La varieta' di questi BENTO BOX e' come al solito infinita e, contenuto a parte, la scelta ormai verte solo ed esclusivamente sul versante piu' concreto e importante: l'estetica del BOX.
Siamo li' che guardiamo l'orda di cavallette giapponesi che fanno incetta di scatole su scatole che eccolo pararmisi innanzi, il bento CUBO box.
Fantastico, e' un CUBO perfetto, chiedo a Yukko cosa ci sia dentro ed e' OKKEI per me.
L'acquisto e' fulmineo, un secondo prima che quest'ultimo venga fagocitato dalla folla, e' nella mia sportina.
Torniamo al binario e io mostro fieramente il mio trofeo ad Etsuko san, che nel frattempo ha tenuto il posto nella linea di coda per l'ingresso.
Alle 12:30 circa partiremo, alle 16:30 circa arriveremo.
Da una prima stima delle tempistiche, apriro' il box alle 13:00 circa.
Scene di vita quotidiana nipponica, una famiglia formata da padre e 4 figli, uno dei quali piccolissimo, tipo sui 3 anni, che piange, ma in silenzio, praticamente "soffre in silenzio", il motivo e' ignoto, ma io sono solidale con lui e con il suo metodo, dato che fin dalla tenera eta' mio padre mi ha sempre detto solennemente "soffri in silenzio" quando mi lamentavo di qualcosa, tipo la volta che mi sono rotto 3 costole e mi sembrava che mi piantassero un punteruolo di cemento nel torace ogni volta che spostavo lo sguardo.
Il bambino soffre in silenzio, la sorellina un po' piu' grande cerca di consolarlo, lo prende un po' in braccio ma non c'e' pezza, allora tenta l'arma definitiva: estrae una PSP.
Se ai miei tempi mio padre avesse estratto una PSP per farmi soffrire in silenzio, avrebbero anche potuto asportarmi senza anestesia 3/4 dei miei organi interni, ma sul bambino non sortisce alcun effetto, siamo in giappone, per lui e' normale avere una PSP a 3 anni, quelli che conosco io che ce l'hanno, hanno 30 anni.

La fila per lo shinkansen si e' fatta decisamente piu' corposa, corposa ma composta, ovviamente.

Arriva, saliamo, ci siediamo, estraggo il mio BENTO CUBO BOX e lo espongo sul mio tavolino in attesa dell'apertura.
Che spettacolo, il meglio viene nell'apertura, e' distribuito su 2 livelli piu' il coperchio, modulare su tutti e 4 i lati, essendo di base quadrata.
Tutto sommato il contenuto non e' che sia il top, c'e' un po' di onigiri, un po' di riso, un po' di tamagoyaki, qualche verduraina, le solite cose che compongono un bento box, insomma.
Il contenuto evapora in 0.1 secondi, come se non ci fosse un domani, e subito mi rendo conto dello spreco enorme di materiale, c'e' piu' plastica e cartoncino che roba da mangiare, guardo la sportina con tutto il rifiuto e mi prometto di non comprare mai piu' in vita mia una cosa del genere, gia' qua ti riempiono di plastica in tutti i buchi, tra sacchettini, sportine e bustine, se poi fai dei kili di bento box, e' la fine.

Comincio a scrivere un po' di resoconto del viaggio e Morfeo comincia a prendermi a calci nel sedere.
Ripenso un po' a questa gitarella con la madre di Yukiko e penso che sia stata veramente bella, voglio dire, sono con la madre della mia ragazza e piu' che una "quasi-suocera" sembra un' amica di Yukiko che ci accompagna, tra l'altro fino ad ora ha pagato tutti gli alberghi dove siamo stati, a nulla sono valsi i miei tentativi di sapere QUANTO dovevo pagare, ma la promessa e' che faremo i conti quando tornero' a Niigata...lo voglio ben sperare.
Grazie Etsuko san per questo giro, anche se non leggera' mai questo resoconto, il museo e gli udon erano totali.

Tra una botta di sonno, quattro righe di resoconto e un po' di panorama fuori dal finestrino, ecco che tutto diventa familiare, ecco che si comincia a vedere la periferia di Tokyo, che piano piano sfuma ai quartieri piu' densi e caotici, l'impulso che mi sale di cominciare a fotografare tutto e' sintomatico del fatto che si', siamo definitivamente arrivati a Tokyo.
Accompagniamo Etsuko san al suo binario, ci congediamo, Lotti & Co. non hanno ancora chiamato, cominciamo a temere il peggio, decidiamo di andare in appartamento, sistemarci un po' e, con i codici di accesso alle loro stanze, suonare al loro campanello, nel caso non ci rispondesse nessuno, saliremmo a controllare che ci siano almeno i bagagli o una qualsiasi traccia di passaggio di forma umana, se cosi' non fosse, sarebbe drasticamente tragedia.

Arriviamo a Kichijoji (che si legge chicigiogi) con la CHUO LINE, comodissima, il nostro appartamento dovrebbe distare pochi minuti di cammino dalla stazione della metro.
Scendiamo dalla metro e una bellisima voce cantilena "kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"ed e' subito tormentone estate nipponica 2007.

"kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"
Dopo 8 minuti circa siamo di fronte al nostro condominio mignon dove e' situato il nostro appartamento che presagisco essere mignon.
Fuori una tastiera numerica troneggia di fianco alle buchette delle lettere, io sono gia' li' alla mission impossible con indice pronto a digitare il codice per fare aprire il portone quando vedo che Yukiko estrae una catenella dalla nostra buchetta delle lettere, alla catenella c'e' attaccata una chiave, non voglio farci caso: "qual e' il codice del portone?"
Yukiko risponde infilando la chiave nella serratura e aprendo.
Faccio finta di niente, non voglio pensarci, mi aveva detto che non c'erano chiavi, che erano tutti codici, mi aveva illuso, si era presa gioco di me, dei miei sentimenti, aveva aperto la porta con una comunissima chiave.
Se volevo aprire delle porte con delle chiavi, potevo benissimo starmene a casa mia in Italia...
"kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"
Entro e non capisco esattamente da che parte andare, se dritto verso il nulla o andare ad incastrarmi in quella che sembra una scala in mezzo ad una fessura.
Ovviamente devo passare dalla fessura, chiedo a Yukiko se questa e' una scala normale o una di servizio, se c'e' un ascensore, che magari questa scala non va usata, invece no, quella e' la scala ufficiale, palazzo nuovissimo, costruito nel 2006, probabilmente l'hanno finito e si sono accorti di essersi dimenticati di fare le scale, non sapendo dove metterle, le hanno piazzate li' nell'intercapedine della morte.
La temperatura ambiente in questa zona della costruzione, supera ogni umana cognizione.
Passarci nudi cosparsi di olio lubrificante e' sicuramente piu' facile, passarci con uno zaino in spalla e' decisamente ardito, passarci con zaino in spalle e trolley al seguito e' follia demenziale.
Nel tentativo di accesso all'appartamento, mi scortico contro la parete abrasiva facendo manovra almeno 3 volte per riuscire a curvare, le caviglie risultano martoriate dal trolley che, trascinato di peso, finisce la sua salita inesorabilmente con lo spigolo sul malleolo o sul tendine d'achille.
Finalmente al secondo piano, che per noi italici e' il primo piano, avendo noi il piano terra mentre i nipponici partono sempre dal primo piano, raggiungiamo la nostra porta, qui, sotto uno sportellino che si solleva ad ala di gabbiano, troviamo il prodigio tecnologico, il tastierino numerico per l'apertura della porta.
Asterisco > si attiva retroilluminandosi di rosso, un bip accompagna l'input > codice d'accesso > asterisco, 2 toni confermano il codice corretto ed ecco che un rumore metallico ci apre la porta.
Se da fuori temevo il peggio, da dentro si rivela il meglio.
Un corridoio collega tutte le le parti della casa, ovviamente ci si tolgono le scarpe all'ingresso, in tutta la casa e' presente il parquet.
La prima porta sulla destra e' quella del water toto (washlet > vedi lo speciale), a seguire, sempre sulla destra, c'e' la cucina con porta sul bagno/doccia/lavandino, infine si arriva (proseguendo sul corridoio) alla *camera da letto/soggiorno/studio/sala ricreativa*, un piccolo armadio e un miniripostiglio cela al suo interno la lavatrice giapponese.

Yukiko, molto scaltramente, attiva subito l'aria condizionata, io cerco la connessione internet, c'e' un modem, lo collego, ma non va niente, le istruzioni in giapponese non mi risultano comprensibili, sto gia' mettendo mano al machete quando Y cambia un collegamento e magicamente sono online.
Aggiorno il resoconto con lo scritto in treno e le foto.
Ci rinfreschiamo un attimo e decidiamo di mangiare la pesca giapponese piu' tardi, quando torneremo a casa dopo cena.
Riempiamo la lavatrice con i vestiti sporchi e con 2 tasti si attiva il lavaggio.
La lavatrice giapponese e' evidentemente diversa dalla nostra, innanzi tutto questa ha il carico da sopra, certo, anche da noi ci sono cosi', ma questa ha il carrello ruotato di 90 gradi con l'apertura verso l'alto, quindi non ruota sull'asse Z ma su quello Y.
Anche il sistema di lavaggio mi risulta diverso, il portello si apre indistintamente, senza chiusura di sicurezza tipo le nostre, che anche se la fai partire per sbaglio e la fermi subito, poi devi aspettare 20 minuti che scatti il blocco di sicurezza...il che e' una gran menata che proprio non sopporto.
Ci sono 3 bustine che vanno versate (1 per ogni lavaggio) in una piccola vaschetta, la vaschetta e' sul lato del cestello, non in un cassetto a parte.
Fatto questo si fa partire, una cascata d'acqua va a riempire il cesto che comincia a ruotare, come da noi, un po' in senso orario e un po' in antiorario, il tutto ha un aspetto di lavaggio piu' "tardizionale" rispetto al nostro, alla fine sapro' se sara' uguale, migliore o peggiore.
Lasciamo la lavatrice al suo automatismo e passiamo oltre, ora l'obiettivo e' andare da Lotti & Co. per vedere se sono arrivati o si sono persi nel tempo.

Il caldo umido torrido che ci aspetta fuori e' la morte della voglia di farsi una vacanza, ma stranamente lo reggo bene, ormai sono quasi abituato e penso che dovremo abituarci sempre di piu' a questo caldo infame, da qui in avanti.
Una cosa della quale non riesco ancora ad abituarmi e' l'orario, mi sembra sempre tardissimo quando in realta' e' prestissimo, uno dei motivi e' sicuramente il fatto che alle 18:00 circa fa buio, mentre da noi in italia, d'estate, fa buio alle 21:00.
La fame arriva ad orari inaspettati e non e' mai fame vera e propria, quindi non puo' neanche essere presa come riferimento.

Raggiungiamo quello che e' il complesso di Lotti & Co., il palazzo e' del 2001 ma e' strafigo, sembra di quei palazzi da Ricky de "il mio amico Ricky", codice appartamento e suoniamo....nessuna risposta.
Proviamo all'altro appartamento, dato che, essendo in 5, non c'erano appartamenti per un numero di persone sgaffo, quindi 1 da 4 e 1 da 2.
Ma anche in quello da 2 non risponde nessuno.
Forse sono fuori.
Immettiamo il codice e andiamo a controllare, prima l'appartamento da 4.
Suoniamo, quando ogni speranza sembra persa, ecco che si apre la porta, compare Lotti sorridente.
L'ultima volta ci siamo visti di fronte a casa mia e ci siamo salutati dicendo "ci vediamo a Tokyo" e infatti ora siamo qua.
Tutto okkei, sentivano un suono ma non capivano cosa fosse (era il campanello), per questo non hanno aperto, alla seconda hanno cominciato a sospettare che si trattasse di questo, e cosi'..
Arrivano tutti, la Jenny, la Giulia, Ste e la new entry 2007, LoSmidda.
LoSmidda era gia' stato in giappone 5 anni fa, per 2 mesi, aveva gia' trovato il suo gruppetto di amici locals ed era inseritissimo nel giro.

Entriamo a controllare il loro appartamento, e' figo, loro sono contenti.
Stanno finendo di docciarsi, uno alla volta, chiediamo cos'abbiano fatto e confermiamo che ci aspettavamo una loro chiamata, ma non volevano disturbare, sapevano che al nostro arrivo a Tokyo ci saremmo fati vivi.
Piccolo scambio delle prime impressioni sul giappone e mi sembra da subito che Ste ci sia rimasto, sta gia' meditando il trasferimento, Lotti fa l'impassibile, lamenta il caldo, ma da un cenno della testa capisco che il primo approccio e' stato molto positivo, LoSmidda e' come se fosse tornato a casa.

Siamo tutti pronti, andiamo a cenare.
Yukiko e' praticissima di questa zona perche' quando studiava architettura a Tokyo abitava qua, per questo ha deciso di prendere alloggio qui e quando io ho scoperto che lo STUDIO 4C era in questa zona e che tutta questa zona era stata presa come riferimento per il corto di animazione ALDILA' (beyond) nella raccolta ANIMATRIX, corto diretto da quel gran genio assoluto di Morimoto Koji, beh, ero gia' qua.
Dopo una breve indecisione, optiamo per un pittoresco ristorante che propone cucina di Okinawa.
Menu' tutto in giapponese e ordinazione a carico di Yukiko.
I piatti vanno dal buonissimo al capolavoro, piace tutto.
Lotti e' un maledetto tabagista e LoSmidda amplifica il tabagismo di Lotti rilanciando con l'alcolismo.
Ste e' tranquillo, si rulla le sue paglie senza dare troppo nell'occhio.
Io pero' ho un'intolleranza al fumo e si amplifica quando sono a tavola, prevedo il peggio e in certe situazioni, il peggio sara'.
Lotti e LoSmidda provano ad ordinare la birra, su consiglio de LoSmidda, "ICHI BIRU KUDASAI" che sarebbe un po' come dire "UNO BIRRA PER FAVORE", ma nel passaggio dalla bocca de LoSmidda all'orecchio di Lotti, succede qualcosa, tipo il gioco del passaparola, ma con 35 persone, non solo 2.
Ovviamente il cameriere non capisce, segue l'angolo del mimo, TAP TAP > 3 parole > La prima > Numero 2, un indice ed un medio si sollevano, ma non e' il simbolo della vittoria, e' un DUE > seconda parola > BIRU > BIRRA e questa l'aveva capita, la dimensione no pero', allora ecco che 2 mani, una sopra e una sotto, in sequenza si distanziano di 3 altezze diverse, PICCOLA > MEDIA > ALTA, si enfatizza animatamente l'ALTA, ilcameriere sembra aver capito di cosa si tratti e di li' a poco arriva con 2 birre MEDIE.
Okkei.
Finiamo la cena, piccola passeggiata per Kichijoji, giusto per coadiuvare un po' la digestione e per riossigenare (io) i polmoni.
Scatto foto, Ste vede la mia Ricoh GX100 e capisce che deve essere sua, Ste non e' uno che si muove d'impulso, pondera e valuta, da quel che ho capito al ristorante, la sua procedura e' questa:
1) Sceglie qualcosa.
2) Vede che tu hai scelto un'altra cosa e si incuriosisce.
3) Decide di prendere quello che hai preso te.
4) Ci ripensa e ricontrolla tutto, se nel frattempo e' arrivato quello che volevi, lo assaggia.
4a) Buonissimo, ma prende un'altra cosa.
4b) Niente male, ma prende un'altra cosa.
Questa procedura gliela vedro' fare praticamente sempre, anche nell'ultimo passaggio al combini prima di andare a casa, dove io ormai ho deciso che il rito di quest'anno e' il gelato Haagen-Dasz al te' verde.
Ogni sera vado ad un combini e ritualmente me lo assaporo, sapendo che in Italia questo non ci sara' per almeno un anno.

Ma poi mi ricordo che no, ci sono 2 pesche da 6 euro l'una ad aspettarci, sara' quello il dessert di fine giornata.
Salutiamo tutti.
Arriviamo a casa.
Chiave portone (tristezza).
Codice porta (avanguardia).
Accensione aria condizionata (la benedico).
E si aprano le danze, via con la pesca di Okayama.
A Yukko il primo morso, io sono un po' emozionato, gia' spacchettarla e' stato un rito, mangiarla e' quasi un oltraggio.
Mordo, la consistenza e' alta, il sapore e' praticamente I N E S I S T E N T E.
A parte che ho sempre pensato che la frutta enorme avesse un sapore piu' annacquato, questa pesca sembra veramente siringata, 6 euro, tutto sto casino di packaging e non sa di niente.
Sono mortificato, allibito e anche un po' incazzato.
Yukiko dice che e' buonissima, la prima cosa che faro' in Italia sara' cercare una pesca di dimensioni NORMALI e fargliela assaggiare.

Per oggi ne abbiamo fatta anche troppa, tutti a letto, domani si comincera' la vita a Tokyo, Yukiko prendera' il treno a mezzogiorno per tornare a Niigata 3 giorni, io rimarro' qua a fare giri e foto.
Oyasuminas..ah, ma che nel cuscino di m..