GIORNO 6
> DA KAGAWA a TOKYO
12.08.2007
Come al solito il risveglio e' di quelli a tentativi, cioe'
prima di decidere di alzarmi effettivamente, mi sveglio 3 o
4 volte dalle 5:00am alle 8:30.
Oggi si torna a Tokyo, cioe' Etsuko san ha finito la
vacanza, ripartiamo tutti insieme, io e Yukko ci fermiamo a
Tokyo, Etsuko san prosegue per Niigata, il giorno dopo
Yukko riparte per Niigata per tornare 3 giorni dopo a
Tokyo.
Ieri dovevano arrivare Lotti & Co. a Tokyo, io gli
avevo spedito qualche giorno prima una mail con tutte le
direttive sull'ingresso negli appartamenti.
Praticamente la procedura era stata questa:
Yukko aveva trovato per noi due un appartamento nella zona
Kichijoji, bellissimo quartiere di Tokyo che non
risparmiero' di fotografare riempieno Gb di hard disk.
Siccome c'erano le offerte, in sostanza a testa veniamo a
spendere sui 25euro al giorno per un appartamento in zona
tatticissima con la metro, fornito di tutti i servizi e, a
vedere le foto: strafigo.
Tutto prenotabile via internet, sempre che si sappia
leggere/scrivere in giapponese e ovviamente si abbia la
pazienza di compilare tutta la modulistica della morte, si
possa fornire una carta di credito che copra l'intera somma
etc etc etc, questo perche' non si tratta di un semplice
albergo, e' un contratto d'affitto vero e proprio, quindi
che si stia 1 settimana o che si stiano 3 anni, la
modulistica e' la stessa, ma il risparmio e' enorme, per un
appartamento si spende come per un loculo nel capsule hotel
(ora parlo di un appartamento per 2 persone).
Bene, c'e' da dire che siamo avanti nel tempo, quindi non
c'e' consegna chiavi, una volta andata in porto la
procedura di affitto, viene fornito un PDF con tutte le
direttive:
Codice per apertura porta generale e codice per apertura
porta appartamento.
In sostanza quelli dell'agenzia non li vedi neanche, apri
dei pdf...e con l'esperienza che ho avuto di operatori di
agenzie immobiliari quando per un po' ho cercato casa, devo
dire che e' molto meglio cosi' (ovviamente fatta eccezione
per l'agenzia dove lavora mia cugina).
Siccome i suddetti pdf erano in giapponese, mi sono
premurato di dare tutte le specifiche a Lotti, dato che era
come se gli stessi dando le chiavi di casa, non potevo
"sbagliare mazzo".
Lotti non mi ha mai piu' risposto e io da ieri aspettavo
una chiamata al cellulare di Yukko, se non altro per sapere
se erano arrivati e se avevano trovato la casa.
Controllo la mail, dato che negli appartamenti e' inclusa
anche internet.
Silenzio radio.
Ci laviamo, io decido di abbandonare la tanica di
colluttorio che ho comprato a Niigata, ignobile, il sapore
piu' marcio che io abbia mai sentito in vita mia, fa
schifo, lo uso 3 volte e tutte e 3 le volte non mi capacito
del sapore osceno.
Lo saluto li', sulla mensolina del lavandino, a mai piu'.
Scendiamo per la colazione che ovviamente il giorno prima
avevo prenotato come "japanese style" mentre Yukko aveva
optato per una "western style", Etsuko san era dalla mia,
Japanese style anche per lei.
Le nostre due arrivano praticamente subito, la western
style e' western style in tutti i sensi e Yukko deve
aspettare almeno 10 minuti prima che gliela portino,
sicuramente era pronta gia' da prima, ma western style, you
know what I mean!
La colazione consta di una bella ciotola di riso, come se
non ci fosse un domani, due pezzi di ravanello gigante
nippo, una zuppa di miso come piace a me, delle alghe nori
da abbinare qua e la', un tocco di salmone cotto, un bel
cubetto di tofu condito e un uovo crudo che non sono ancora
abbastanza avanti per mangiare come niente fosse.
Nel solito 0.1 secondi e' tutto assimilato.
Saliamo in stanza per preparare le valigie e gli ultimi
lavaggi, in programma c'e' una gita al parco molto famoso e
forse principale attrazione, dopo gli UDON ovviamente e
partenza per Tokyo, come da sopra.
La reception, disponibilissima, si fa carico dei nostri
bagagli, vedo l'addetto piegarsi come una canna di bambu'
nella tempesta quando si mette in spalla il mio
zaino-tecnologia, non si spezza, fortunatamente.
Usciamo e c'e' la solita delegazione con lanciafiamme
pronta ad accoglierci, lo sbalzo e' talmente grande che,
superando ogni limite tollerabile, diventa quasi
impercettibile, come i suoni, quando sono troppo alti o
troppo bassi l'orecchio umano non li percepisce.
Io estraggo da subito il mio fazzoletto/salvietta nipponico
per asciugare la condensa che mi si forma addosso nel
passaggio dall'aria condizionata all'aria arroventata.
L'accesso al parco e' garantito da una biglietteria
automatica nella quale inserisci gli Yen e poi, facendo
vedere il biglietto generato all'addetto, entri.
Lo stile e' quello classico dei giardini nippi, la
vegetazione sembra piu' che altro una gigantografia di
bonsai.
Ci sono percorsi guidati e l'immancabile negozio con
souvenir, Yukko ci si infila subito dentro, ma solo per
riprendersi un attimo dal calore subito durante la
camminata per arrivare al parco.
Sfoggio di piantine, io seguo, non ho preso un'iniziativa
che fosse una da quando siamo partiti, sono la classica
"valigia appresso", guardo, fotografo, sudo e non faccio
domande, infatti non ricordo neanche il nome del parco.
Mi godo semplicemente lo spettacolo, anche se in realta' mi
sembra un po' troppo un parco "turistico", e' tutto un po'
troppo organizzato e artificiale, almeno nella prima parte,
a me piacciono i parchi dove l'intervento dell'uomo e'
marginale, dove c'e' e lo segui inconsciamente, pensando di
esplorarlo tracciando nuovi percorsi, nuove vie, nuove
panoramiche, mentre in realta' sei pilotato come quando fai
la spesa alla coop, senza carrello che tira da una parte
pero'.
Lascio alle foto la parola (nella sezione FOTO di questo
capitolo), sono rimasto ammaliato piu' che altro dai laghi
di carpe, giganti, multicolore, nelle diverse varieta',
argento, oro, completamente bianche, completamente nere,
completamente rosse, maculate, qui comprendo a pieno il
feticismo nipponico per le carpe, comprendo effettivamente
un po' tutti i feticismi e se prima mi chiedevo "come mai
proprio le carpe?" ora lo capisco.
Scopro che i giapponesi mangiano tutti i pesci tranne le
carpe, le carpe non le mangiano, preferiscono guardarle,
allevarle, collezionarle, alcune costano migliaia di euro,
dipende ovviamente dalla grandezza e dalla perfezione del
manto.
Le carpe...se avessi un cortile con giardino forse ne
alleverei un paio, ma credo che mi limitero' a far partire
il gioco delle carpe del nintendo DS quando uscira'
(perche' sicuramente uscira', se non e' gia' uscito).
Per un attimo ci perdiamo, finiamo in un "vicolo cieco",
sfoggio di mappa, rientro nel percorso.
Si fa quasi ora di andare verso la stazione treni, piccola
fermata al negozietto del parco, compro una maglietta con
grafica un po' fecale ma con scritto UDON (in giapponese),
non posso andarmene senza un gadget sugli udon, dopo che il
mio piano minuziosamente premeditato di mangiare 5 piatti
di udon al giorno e' fallito miseramente, mi concedo un
premio di consolazione.
Prendo un pacco di udon originali di Kagawa da portare in
dono a Mxxxx san e via.
All'uscita non manco di stupirmi per un attrezzo che, nella
sua semplicita' e' geniale: un bastone con in punta degli
stracci, ce n'e' una fila e mi chiedo cosa possano essere
quando Yukko appoggia un piede ad una sorta di scarpiera e
prende a frustarselo con il bastone/straccetto, e' uno
spolvera scarpe.
I giapponesi pensano proprio a tutto, hanno visto che la
gente si impolverava le scarpe camminando nel terriccio del
parco e TAAAK hanno messo uno spolvera scarpe.
Lo testo subito e mai avuto scarpe cosi' spolverate in vita
mia.
Andiamo a ritirare i bagagli e alla stazione per prendere
lo Shinkansen (treno super veloce nipponico), ci aspetta un
viaggetto di 4 ore per Tokyo.
Alla stazione di transito di Okayama non
posso non notare delle bellissime pesche che, perfettamente
confezionate, vengono proposte in 3 dimensioni: S, M e L,
esattamente come se fossero capi d'abbigliamento.
Il prezzo va dallo spropositato per le S, all'osceno per le
L.
Praticamente questa citta' del giappone, e' famosa per le
pesche, infatti c'e' tutta la gadgetteria di Hello Kitty in
versione pescarola, lei dentro una pesca aperta, una pesca
con la faccia di Hello Kitty e cosi' via.
Allo stesso modo c'e' Hello Kitty in versione risaiola per
Niigata (la citta' di Yukiko) famosa per il riso che,
lasciatemelo dire, e' il piu' buono che io abbia mai
mangiato in vita mia...e posso tranquillamente dire di non
essere uno che si mangia di tutto.
Quindi qua ogni citta' ha una sua roba speciale, come i
vari nemici di Ultraman hanno ognuno una loro mossa
speciale.
Sulla base di questo presupposto (il riso buonissimo),
decido che possiamo fare l'investimento: 12 euro per 2
pesche taglia S.
6 euro a pesca.
La commessa ce la confeziona come solo un nipponico
potrebbe fare, una piccola valigetta in cartoncino con
maniglia (vedi foto), piu' tardi, in serata, a Tokyo
mangeremo la specialissima pesca.
Ma non siamo qui solo per la pesca, siamo qui anche per il
famoso rito dell'acquisto del BENTO BOX, il pranzo in
scatola giapponese.
La varieta' di questi BENTO BOX e' come al solito infinita
e, contenuto a parte, la scelta ormai verte solo ed
esclusivamente sul versante piu' concreto e importante:
l'estetica del BOX.
Siamo li' che guardiamo l'orda di cavallette giapponesi che
fanno incetta di scatole su scatole che eccolo pararmisi
innanzi, il bento CUBO box.
Fantastico, e' un CUBO perfetto, chiedo a Yukko cosa ci sia
dentro ed e' OKKEI per me.
L'acquisto e' fulmineo, un secondo prima che quest'ultimo
venga fagocitato dalla folla, e' nella mia sportina.
Torniamo al binario e io mostro fieramente il mio trofeo ad
Etsuko san, che nel frattempo ha tenuto il posto nella
linea di coda per l'ingresso.
Alle 12:30 circa partiremo, alle 16:30 circa arriveremo.
Da una prima stima delle tempistiche, apriro' il box alle
13:00 circa.
Scene di vita quotidiana nipponica, una famiglia formata da
padre e 4 figli, uno dei quali piccolissimo, tipo sui 3
anni, che piange, ma in silenzio, praticamente "soffre in
silenzio", il motivo e' ignoto, ma io sono solidale con lui
e con il suo metodo, dato che fin dalla tenera eta' mio
padre mi ha sempre detto solennemente "soffri in silenzio"
quando mi lamentavo di qualcosa, tipo la volta che mi sono
rotto 3 costole e mi sembrava che mi piantassero un
punteruolo di cemento nel torace ogni volta che spostavo lo
sguardo.
Il bambino soffre in silenzio, la sorellina un po' piu'
grande cerca di consolarlo, lo prende un po' in braccio ma
non c'e' pezza, allora tenta l'arma definitiva: estrae una
PSP.
Se ai miei tempi mio padre avesse estratto una PSP per
farmi soffrire in silenzio, avrebbero anche potuto
asportarmi senza anestesia 3/4 dei miei organi interni, ma
sul bambino non sortisce alcun effetto, siamo in giappone,
per lui e' normale avere una PSP a 3 anni, quelli che
conosco io che ce l'hanno, hanno 30 anni.
La fila per lo shinkansen si e' fatta decisamente piu'
corposa, corposa ma composta, ovviamente.
Arriva, saliamo, ci siediamo, estraggo il mio BENTO CUBO
BOX e lo espongo sul mio tavolino in attesa dell'apertura.
Che spettacolo, il meglio viene nell'apertura, e'
distribuito su 2 livelli piu' il coperchio, modulare su
tutti e 4 i lati, essendo di base quadrata.
Tutto sommato il contenuto non e' che sia il top, c'e' un
po' di onigiri, un po' di riso, un po' di tamagoyaki,
qualche verduraina, le solite cose che compongono un bento
box, insomma.
Il contenuto evapora in 0.1 secondi, come se non ci fosse
un domani, e subito mi rendo conto dello spreco enorme di
materiale, c'e' piu' plastica e cartoncino che roba da
mangiare, guardo la sportina con tutto il rifiuto e mi
prometto di non comprare mai piu' in vita mia una cosa del
genere, gia' qua ti riempiono di plastica in tutti i buchi,
tra sacchettini, sportine e bustine, se poi fai dei kili di
bento box, e' la fine.
Comincio a scrivere un po' di resoconto del viaggio e
Morfeo comincia a prendermi a calci nel sedere.
Ripenso un po' a questa gitarella con la madre di Yukiko e
penso che sia stata veramente bella, voglio dire, sono con
la madre della mia ragazza e piu' che una "quasi-suocera"
sembra un' amica di Yukiko che ci accompagna, tra l'altro
fino ad ora ha pagato tutti gli alberghi dove siamo stati,
a nulla sono valsi i miei tentativi di sapere QUANTO dovevo
pagare, ma la promessa e' che faremo i conti quando
tornero' a Niigata...lo voglio ben sperare.
Grazie Etsuko san per questo giro, anche se non leggera'
mai questo resoconto, il museo e gli udon erano totali.
Tra una botta di sonno, quattro righe di resoconto e un po'
di panorama fuori dal finestrino, ecco che tutto diventa
familiare, ecco che si comincia a vedere la periferia di
Tokyo, che piano piano sfuma ai quartieri piu' densi e
caotici, l'impulso che mi sale di cominciare a fotografare
tutto e' sintomatico del fatto che si', siamo
definitivamente arrivati a Tokyo.
Accompagniamo Etsuko san al suo binario, ci congediamo,
Lotti & Co. non hanno ancora chiamato, cominciamo a
temere il peggio, decidiamo di andare in appartamento,
sistemarci un po' e, con i codici di accesso alle loro
stanze, suonare al loro campanello, nel caso non ci
rispondesse nessuno, saliremmo a controllare che ci siano
almeno i bagagli o una qualsiasi traccia di passaggio di
forma umana, se cosi' non fosse, sarebbe drasticamente
tragedia.
Arriviamo a Kichijoji (che si legge chicigiogi) con la CHUO
LINE, comodissima, il nostro appartamento dovrebbe distare
pochi minuti di cammino dalla stazione della metro.
Scendiamo dalla metro e una bellisima voce cantilena
"kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"ed e'
subito tormentone estate nipponica 2007.
"kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"
Dopo 8 minuti circa siamo di fronte al
nostro condominio mignon dove e' situato il nostro
appartamento che presagisco essere mignon.
Fuori una tastiera numerica troneggia di fianco alle
buchette delle lettere, io sono gia' li' alla mission
impossible con indice pronto a digitare il codice per fare
aprire il portone quando vedo che Yukiko estrae una
catenella dalla nostra buchetta delle lettere, alla
catenella c'e' attaccata una chiave, non voglio farci caso:
"qual e' il codice del portone?"
Yukiko risponde infilando la chiave nella serratura e
aprendo.
Faccio finta di niente, non voglio pensarci, mi aveva detto
che non c'erano chiavi, che erano tutti codici, mi aveva
illuso, si era presa gioco di me, dei miei sentimenti,
aveva aperto la porta con una comunissima chiave.
Se volevo aprire delle porte con delle chiavi, potevo
benissimo starmene a casa mia in Italia...
"kichijoooojiiiii, kichijoooojiiiiii"
Entro e non capisco esattamente da che parte
andare, se dritto verso il nulla o andare ad incastrarmi in
quella che sembra una scala in mezzo ad una fessura.
Ovviamente devo passare dalla fessura, chiedo a Yukiko se
questa e' una scala normale o una di servizio, se c'e' un
ascensore, che magari questa scala non va usata, invece no,
quella e' la scala ufficiale, palazzo nuovissimo, costruito
nel 2006, probabilmente l'hanno finito e si sono accorti di
essersi dimenticati di fare le scale, non sapendo dove
metterle, le hanno piazzate li' nell'intercapedine della
morte.
La temperatura ambiente in questa zona della costruzione,
supera ogni umana cognizione.
Passarci nudi cosparsi di olio lubrificante e' sicuramente
piu' facile, passarci con uno zaino in spalla e'
decisamente ardito, passarci con zaino in spalle e trolley
al seguito e' follia demenziale.
Nel tentativo di accesso all'appartamento, mi scortico
contro la parete abrasiva facendo manovra almeno 3 volte
per riuscire a curvare, le caviglie risultano martoriate
dal trolley che, trascinato di peso, finisce la sua salita
inesorabilmente con lo spigolo sul malleolo o sul tendine
d'achille.
Finalmente al secondo piano, che per noi italici e' il
primo piano, avendo noi il piano terra mentre i nipponici
partono sempre dal primo piano, raggiungiamo la nostra
porta, qui, sotto uno sportellino che si solleva ad ala di
gabbiano, troviamo il prodigio tecnologico, il tastierino
numerico per l'apertura della porta.
Asterisco > si attiva retroilluminandosi di rosso, un
bip accompagna l'input > codice d'accesso >
asterisco, 2 toni confermano il codice corretto ed ecco che
un rumore metallico ci apre la porta.
Se da fuori temevo il peggio, da dentro si rivela il
meglio.
Un corridoio collega tutte le le parti della casa,
ovviamente ci si tolgono le scarpe all'ingresso, in tutta
la casa e' presente il parquet.
La prima porta sulla destra e' quella del water toto
(washlet > vedi lo speciale), a seguire, sempre sulla
destra, c'e' la cucina con porta sul
bagno/doccia/lavandino, infine si arriva (proseguendo sul
corridoio) alla *camera da letto/soggiorno/studio/sala
ricreativa*, un piccolo armadio e un miniripostiglio cela
al suo interno la lavatrice giapponese.
Yukiko, molto scaltramente, attiva subito l'aria
condizionata, io cerco la connessione internet, c'e' un
modem, lo collego, ma non va niente, le istruzioni in
giapponese non mi risultano comprensibili, sto gia'
mettendo mano al machete quando Y cambia un collegamento e
magicamente sono online.
Aggiorno il resoconto con lo scritto in treno e le foto.
Ci rinfreschiamo un attimo e decidiamo di mangiare la pesca
giapponese piu' tardi, quando torneremo a casa dopo cena.
Riempiamo la lavatrice con i vestiti sporchi e con 2 tasti
si attiva il lavaggio.
La lavatrice giapponese e' evidentemente diversa dalla
nostra, innanzi tutto questa ha il carico da sopra, certo,
anche da noi ci sono cosi', ma questa ha il carrello
ruotato di 90 gradi con l'apertura verso l'alto, quindi non
ruota sull'asse Z ma su quello Y.
Anche il sistema di lavaggio mi risulta diverso, il
portello si apre indistintamente, senza chiusura di
sicurezza tipo le nostre, che anche se la fai partire per
sbaglio e la fermi subito, poi devi aspettare 20 minuti che
scatti il blocco di sicurezza...il che e' una gran menata
che proprio non sopporto.
Ci sono 3 bustine che vanno versate (1 per ogni lavaggio)
in una piccola vaschetta, la vaschetta e' sul lato del
cestello, non in un cassetto a parte.
Fatto questo si fa partire, una cascata d'acqua va a
riempire il cesto che comincia a ruotare, come da noi, un
po' in senso orario e un po' in antiorario, il tutto ha un
aspetto di lavaggio piu' "tardizionale" rispetto al nostro,
alla fine sapro' se sara' uguale, migliore o peggiore.
Lasciamo la lavatrice al suo automatismo e passiamo oltre,
ora l'obiettivo e' andare da Lotti & Co. per vedere se
sono arrivati o si sono persi nel tempo.
Il caldo umido torrido che ci aspetta fuori e' la morte
della voglia di farsi una vacanza, ma stranamente lo reggo
bene, ormai sono quasi abituato e penso che dovremo
abituarci sempre di piu' a questo caldo infame, da qui in
avanti.
Una cosa della quale non riesco ancora ad abituarmi e'
l'orario, mi sembra sempre tardissimo quando in realta' e'
prestissimo, uno dei motivi e' sicuramente il fatto che
alle 18:00 circa fa buio, mentre da noi in italia,
d'estate, fa buio alle 21:00.
La fame arriva ad orari inaspettati e non e' mai fame vera
e propria, quindi non puo' neanche essere presa come
riferimento.
Raggiungiamo quello che e' il complesso di Lotti & Co.,
il palazzo e' del 2001 ma e' strafigo, sembra di quei
palazzi da Ricky de "il mio amico Ricky", codice
appartamento e suoniamo....nessuna risposta.
Proviamo all'altro appartamento, dato che, essendo in 5,
non c'erano appartamenti per un numero di persone sgaffo,
quindi 1 da 4 e 1 da 2.
Ma anche in quello da 2 non risponde nessuno.
Forse sono fuori.
Immettiamo il codice e andiamo a controllare, prima
l'appartamento da 4.
Suoniamo, quando ogni speranza sembra persa, ecco che si
apre la porta, compare Lotti sorridente.
L'ultima volta ci siamo visti di fronte a casa mia e ci
siamo salutati dicendo "ci vediamo a Tokyo" e infatti ora
siamo qua.
Tutto okkei, sentivano un suono ma non capivano cosa fosse
(era il campanello), per questo non hanno aperto, alla
seconda hanno cominciato a sospettare che si trattasse di
questo, e cosi'..
Arrivano tutti, la Jenny, la Giulia, Ste e la new entry
2007, LoSmidda.
LoSmidda era gia' stato in giappone 5 anni fa, per 2 mesi,
aveva gia' trovato il suo gruppetto di amici locals ed era
inseritissimo nel giro.
Entriamo a controllare il loro appartamento, e' figo, loro
sono contenti.
Stanno finendo di docciarsi, uno alla volta, chiediamo
cos'abbiano fatto e confermiamo che ci aspettavamo una loro
chiamata, ma non volevano disturbare, sapevano che al
nostro arrivo a Tokyo ci saremmo fati vivi.
Piccolo scambio delle prime impressioni sul giappone e mi
sembra da subito che Ste ci sia rimasto, sta gia' meditando
il trasferimento, Lotti fa l'impassibile, lamenta il caldo,
ma da un cenno della testa capisco che il primo approccio
e' stato molto positivo, LoSmidda e' come se fosse tornato
a casa.
Siamo tutti pronti, andiamo a cenare.
Yukiko e' praticissima di questa zona perche' quando
studiava architettura a Tokyo abitava qua, per questo ha
deciso di prendere alloggio qui e quando io ho scoperto che
lo STUDIO 4C era in questa zona e che tutta questa zona era
stata presa come riferimento per il corto di animazione
ALDILA' (beyond) nella raccolta ANIMATRIX, corto diretto da
quel gran genio assoluto di Morimoto Koji, beh, ero gia'
qua.
Dopo una breve indecisione, optiamo per un pittoresco
ristorante che propone cucina di Okinawa.
Menu' tutto in giapponese e ordinazione a carico di Yukiko.
I piatti vanno dal buonissimo al capolavoro, piace tutto.
Lotti e' un maledetto tabagista e LoSmidda amplifica il
tabagismo di Lotti rilanciando con l'alcolismo.
Ste e' tranquillo, si rulla le sue paglie senza dare troppo
nell'occhio.
Io pero' ho un'intolleranza al fumo e si amplifica quando
sono a tavola, prevedo il peggio e in certe situazioni, il
peggio sara'.
Lotti e LoSmidda provano ad ordinare la birra, su consiglio
de LoSmidda, "ICHI BIRU KUDASAI" che sarebbe un po' come
dire "UNO BIRRA PER FAVORE", ma nel passaggio dalla bocca
de LoSmidda all'orecchio di Lotti, succede qualcosa, tipo
il gioco del passaparola, ma con 35 persone, non solo 2.
Ovviamente il cameriere non capisce, segue l'angolo del
mimo, TAP TAP > 3 parole > La prima > Numero 2, un
indice ed un medio si sollevano, ma non e' il simbolo della
vittoria, e' un DUE > seconda parola > BIRU >
BIRRA e questa l'aveva capita, la dimensione no pero',
allora ecco che 2 mani, una sopra e una sotto, in sequenza
si distanziano di 3 altezze diverse, PICCOLA > MEDIA
> ALTA, si enfatizza animatamente l'ALTA, ilcameriere
sembra aver capito di cosa si tratti e di li' a poco arriva
con 2 birre MEDIE.
Okkei.
Finiamo la cena, piccola passeggiata per Kichijoji, giusto
per coadiuvare un po' la digestione e per riossigenare (io)
i polmoni.
Scatto foto, Ste vede la mia Ricoh GX100 e capisce che deve
essere sua, Ste non e' uno che si muove d'impulso, pondera
e valuta, da quel che ho capito al ristorante, la sua
procedura e' questa:
1) Sceglie qualcosa.
2) Vede che tu hai scelto un'altra cosa e si incuriosisce.
3) Decide di prendere quello che hai preso te.
4) Ci ripensa e ricontrolla tutto, se nel frattempo e'
arrivato quello che volevi, lo assaggia.
4a) Buonissimo, ma prende un'altra cosa.
4b) Niente male, ma prende un'altra cosa.
Questa procedura gliela vedro' fare praticamente sempre,
anche nell'ultimo passaggio al combini prima di andare a
casa, dove io ormai ho deciso che il rito di quest'anno e'
il gelato Haagen-Dasz al te' verde.
Ogni sera vado ad un combini e ritualmente me lo assaporo,
sapendo che in Italia questo non ci sara' per almeno un
anno.
Ma poi mi ricordo che no, ci sono 2 pesche da 6 euro l'una
ad aspettarci, sara' quello il dessert di fine giornata.
Salutiamo tutti.
Arriviamo a casa.
Chiave portone (tristezza).
Codice porta (avanguardia).
Accensione aria condizionata (la benedico).
E si aprano le danze, via con la pesca di Okayama.
A Yukko il primo morso, io sono un po' emozionato, gia'
spacchettarla e' stato un rito, mangiarla e' quasi un
oltraggio.
Mordo, la consistenza e' alta, il sapore e' praticamente I
N E S I S T E N T E.
A parte che ho sempre pensato che la frutta enorme avesse
un sapore piu' annacquato, questa pesca sembra veramente
siringata, 6 euro, tutto sto casino di packaging e non sa
di niente.
Sono mortificato, allibito e anche un po' incazzato.
Yukiko dice che e' buonissima, la prima cosa che faro' in
Italia sara' cercare una pesca di dimensioni NORMALI e
fargliela assaggiare.
Per oggi ne abbiamo fatta anche troppa, tutti a letto,
domani si comincera' la vita a Tokyo, Yukiko prendera' il
treno a mezzogiorno per tornare a Niigata 3 giorni, io
rimarro' qua a fare giri e foto.
Oyasuminas..ah, ma che nel cuscino di m..